La luce UV-C per sanificare

La radiazione ultravioletta germicida è un metodo di sterilizzazione che usa la luce ultravioletta (UV) alla lunghezza d’onda UV-C, in grado di modificare il DNA o l’RNA dei microorganismi e di impedire loro di riprodursi o essere dannosi.

I raggi ultravioletti considerati germicida sono gli UV-C a breve lunghezza d’onda , che hanno dimostrato di uccidere batteri e spore e di inattivare i virus. 

Le lunghezze d’onda nella banda spettrale ultravioletta fotobiologica, “UV-C”, da 200 a 280 nanometri (nm), ha dimostrato di essere le più efficace per la disinfezione, sebbene UV più lunghi e meno energici possano anche disinfettare in dosi maggiori. I raggi UV possono provocare rischi per la salute e vanno usati con le giuste attenzioni!!!

La curva in nero, interpolazione dei risultati sperimentali rappresentati dai punti in rosso, mostra che un’efficacia superiore all’80% la si ha con lunghezze d’onda tra i 250 e i 275 nanometri (nm). Naturalmente, l’effetto germicida è legato a due parametri altrettanto importanti: il tempo di esposizione,  quindi la quantità di fotoni  ovvero la potenza per unità di superficie, millijoule per cm quadrato (mJ/cm2), impiegata per l’operazione e la distanza dell’oggetto irradiato.

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La tecnologia UV-C può aiutare a prevenire la trasmissione di COVID-19?

Tutti i batteri e i virus testati fino ad oggi (molte centinaia nel corso degli anni, compresi i coronavirus) vengono eliminati dalla disinfezione UV-C. Alcuni organismi sono più suscettibili alla disinfezione UV-C di altri, ma tutti quelli testati finora vengono comunque eliminati se utilizzate le dosi appropriate. La disinfezione UV-C è spesso utilizzata con altre tecnologie in un approccio multi-barriera per garantire che qualsiasi agente patogeno che non venga “ucciso” da un metodo (ad esempio tramite filtri o la pulizia meccanica/manuale e chimica) sia inattivato da un altro (UV-C).  L’irradiazione NON rilascia sostanze chimiche.

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